dimanche 22 mars 2009

Un carpista italiano in U.K. la patria del carp fishing

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Dopo tanto lavoro e niente pesca una vacanzetta ci vuole, è così che accetto l’invito del mio amico John Llewellyn a trascorrete qualche giorno in Inghilterra di preciso, nelle vicinanze di Londra. Allora, prima cosa, la prenotazione del volo on-line e poi la trepidante attesa del giorno della partenza: ci siamo!Alzataccia alle cinque per preparare tutto e raggiungere in tempo l’aeroporto e poi la solita sfortuna ci si mette: la pioggia, i bagagli, il check-in che non và e poi la lotta per il posto, ma finalmente lo trovo: è il 30f (spero che sia un buon presagio per l’anno nuovo...30kg Fish), poi la razionalità riprende il sopravvento. Mi siedo con in testa il pensiero dell’anno ormai trascorso che non è stato di certo il migliore della mia vita, anzi. Dopo pochissimo si siede vicino a me una ragazza davvero bella allora penso: “ma allora la fortuna è davvero bendata”. Scambiamo due parole di cortesia e, poco dopo, allacciante le cinture, si parte. In volo comincio a rispondere alle domande della rubrica di “Vero o Falso” (e mi risuonano nelle orecchie le raccomandazioni del Giamba: “Velko mandala un po’ prima la rubrica che sei sempre in ritardo”) ma, non c’è niente da fare, i miei pensieri sono distratti dalla dolce fanciulla seduta al mio fianco. Ancora un breve scambio di parole e ci presentiamo, “piacere Velko” e “piacere Kate”, mi sento sballottare e penso allo strano effetto che provoca in me questa conoscenza...invece sono le turbolenze che subisce l’aereo in volo!!! Per fortuna siamo quasi arrivati. Che bello! Si scende dopo due ore di volo, prendo i bagagli e mi avvio verso l’uscita. Durante il tragitto mi sento chiamare e mi accorgo che è la mia nuova amica che mi chiede di fare un po’ di strada insieme, cavolo! J L’ aeroporto è davvero un immenso labirinto, ma con un po' di fatica ecco l’uscita. Ora ci dobbiamo dividere e di John nessuna traccia... Sono venuti a prenderla, ci stiamo per salutare e lei mi chiede di scambiare il numero del cellulare, con mio immenso piacere, ma questa è un'altra storia… Ancora dieci minuti al freddo ed ecco che appare John, finalmente! Dopo i saluti, saliamo in macchina e ci dirigiamo verso il lago per effettuare l’ultima pasturazione prima dell’indomani dedicato alla pesca. Giunti sulla riva del famoso Dinton Lake, il mio amico si appresta a farmi vedere lo spot che ci impegnerà nei giorni seguenti e mi spiega che nel lago ci sono tra le più grandi carpe a specchi d’Inghilterra. Dopo una pasturazione leggera di boilies d88 del 14, giusto per mantenere in attività le carpe sullo spot durante la notte andiamo di corsa a casa dove ci aspetta la famiglia di John. Dopo i saluti di rito e una bella cenetta, dove si parla di carpe e terminali, ci si prepara per l’indomani. La cura e la manutenzione delle attrezzature è davvero maniacale e ci “sfottiamo” tra di noi scommettendo su chi non prenderà nulla...“sicuramente io” è la frase più detta! Comunque arriva l'ora di andare a letto.Durante la notte il sonno va e viene, un po' per la gioia di pescare nella patria del carp-fishing un po' perché lo si farà in uno dei laghi più famosi e difficili. Non faccio a tempo a chiudere gli occhi che è già ora di andare. Una veloce colazione, la macchina è carica dalla sera, ma mentre esco di casa noto che è tutto bianco...è tutto ghiacciato! Il freddo è davvero terribile e, durante il viaggio verso il lago, la radio parla di temperature che, durante la notte, sono state glaciali: -22 gradi nel nord dell’Inghilterra.

John mi dice che, quasi sicuramente, non potremmo pescare. Dalla mia bocca esce un “ok”, ma, nella mia testa, non voglio crederci. Arrivati al lago la sorpresa è raggelante: uno spesso strato di ghiaccio aveva ricoperto tutto il lago e perciò...addio pescata!Dopo qualche chiacchiera all’interno della macchina, con i riscaldamenti al massimo, c'è un cambio di programma...chiedo al mio amico di illustrami al meglio il carp fishing inglese e le differenze in rapporto a quello italiano e poi si parte per una visita guidata alla Big Carp Ltd cioè due capannoni che, visti da fuori, hanno un aspetto anonimo, ma dentro, celano una vera sorpresa. John mi guida attraverso il magazzino dove vengono preparati gli ordini, non vi elenco tutto quello che vedo, ma diciamo, che si può definire come un vero paradiso per un carpista: centinaia, ma che dico, migliaia di boilies di tutti i colori e gusti, ami, dip, piombi, ecc. Andando avanti ci si trova nel laboratorio dove vengono create tutte le esche e gli aromi della Big Carp,


e poi da una porta passiamo nell’altro capannone dove vengono tenute tutte le materie prime e cioè centinaia di sacchi di farina tra cui soya, pesce, carne, contenitori pieni di liquidi come csl (corn step liquid), elit cream, food boost, ecc.Da quell’ambiente esco frastornato e pieno di idee. La prossima tappa è la visita di uno dei più famosi negozi che tratta carp fishing in U.K. e così ci troviamo di nuovo in macchina in direzione Yateley che è una zona molto famosa per chi pratica la pesca della carpa. Vi si trovano i laghi in cui vivono le carpe più grandi del Regno Unito, ad esempio un lago della zona della grandezza di cinque ettari, contiene solamente sei carpe, ma abbondantemente sopra i venti chilogrammi. Arriviamo al negozio e, scesi dalla macchina, mi rendo conto che fa un freddo incredibile e allora entro di corsa dentro allo Yateley Angling Centre. All’interno noto alcune delle marche più famose, ancora due passi e mi viene incontro una ragazza che mi invita a prendere un Tea caldo per riscaldarmi. Chiedo a John chi fosse quella ragazza e lui mi risponde che è la proprietaria del negozio nonché un ottimo angler.



Faccio un giro nel negozio e mi rendo conto che ci sono davvero poche boilies confezionate “ready made” e chiedo il perché. Mi fanno notare 4 grossi freezer al centro del negozio, mi avvicino, e sono pieni di boilies congelate di tutte le marche da Nash, Solar, Dynamite e quelle che mi colpiscono di più sono le Asap. Mi viene spiegato che, da quasi 5 anni, le frozen boilies hanno conquistato l’ottanta percento del mercato e chiedo spiegazioni ulteriori a John che mi dice che capirò meglio alla prossima tappa del viaggio nel mondo del carp fishing made in U.K. Ancora un giro per rendermi meglio conto delle differenze e noto che, negli scaffali degli ami, ci sono abbondanti le misure del 10, 8, 6, e 4 ma davvero pochi 2 e 1 al che mi informo e mi rispondono che, gli ami di misure grandi, non vengono usati molto perché si catturano grandi carpe anche con ami piccoli provocando davvero pochi danni alle stesse. Poi cominciano i soliti racconti di pesca e lì mi accorgo che tutto il mondo è paese… storie incredibili e divertenti. Dopo qualche minuto salutiamo e, di nuovo in macchina, in direzione del capannone di Glin (il guru delle boilies U.K.), grande amico di John, che come lavoro fa il rolling service (rollatore di boilies).Arriviamo poco dopo in un paesino dove spicca su tutto un capannone, parcheggiamo l’auto ed entriamo. Inconfondibile! Si avverte l’odore del Monster Crab e, tra una miriade di sacchi e frigo pieni di boilies, si materializza un uomo di grossa statura: è Glin. E' una persona davvero simpatica e cordiale che mi invita a visitare i locali. Davanti a me vedo impastatrici, macchine rolla boilies e tavole di tutte le misure. Per curiosità chiedo come mai, avendo le macchine per rollare le boilies, ci siano anche molte tavole. Glin mi risponde che le macchine, a volte, si rompono e, a proposito di macchine, la mia curiosità viene si sposta su una macchina davvero interessante che ha rulli di diametro piccolissimo.


Mi viene spiegato che quella macchina produce in un ora circa 100 kg di boilies del 12mm: incredibile! Ad averla a casa farei delle pasturazioni da favola!!Poi vedo ancora congelatori pieni fino all’orlo di boilies e allora chiedo come mai ci siano tante frozen boilies e Glin mi dice che, oltre ad avere una freschezza ineguagliabile, mantengono, inalterate nel tempo, le proprietà attrattive e nutritive che le boileis “ready made” tradizionali non possono avere. Bevuto un altro Tea caldo siamo pronti per ripartire e tornare verso casa dove ci aspettano la moglie e la figlia di John per la cena. Dopo un buonissimo pasto vegetariano, “sleeping” si va a dormire perché al mattino seguente ci si dovrà alzare presto per sistemare le attrezzature di pesca nel garage e poi andare a vedere il Lago del Mulino (proprietà del famoso John Baker). E’ di già mattino e, come al solito, è freddo ed il cielo è grigio purtroppo! Sistemiamo con cura l’attrezzatura al suo posto (tende, rod pod, canne, ecc), una bella colazione e via in macchina verso il lago. Per raggiungerlo bisogna attraversare con l’automobile un piccolo fiume chiamato Lodon, molto noto in Inghilterra per i grandi lucci e barbi che lo popolano.


La mia attenzione viene distolta, poco prima di attraversare il fiume, da pub dal nome davvero particolare “The Lands End” (La fine del mondo) e John mi dice che la visita del pub è la sorpresa per la serata. La curiosità mi assale ma, niente da fare, il mio amico non vuole dirmi nulla. Attraversiamo il Lodon e, dopo circa 300 metri sulla nostra sinistra, si vede un bellissimo lago purtroppo congelato. L’impatto visivo è bellissimo: ci sono tanti alberi che lo circondano come una corona, canneti e un'isola con tanti alberi in acqua. La temperatura esterna è di -3 gradi, ma il paesaggio è davvero suggestivo e mi lascia a bocca aperta. Ci incamminiamo lungo le sponde del lago parlando e fantasticando sulle bellissime carpe che lo popolano quando, ad un tratto, un piccolo cane comincia ad abbaiare: è Jack il fedele amico di J. Baker. Infatti, poco più avanti, si vede un uomo intento a sistemare dei gradini in legno usati per accedere in uno spot del lago. L’accoglienza è davvero calorosa (davvero atipico per essere inglese), come sempre scambiamo due parole sull’anno passato ricordando il nostro bell’incontro in Francia avvenuto in occasione del Forun di Montlucon e, subito dopo, via per una bella passeggiata guidata lungo le rive del lago. Mentre camminiamo Mr. Baker parla, racconta e mi dà tante spiegazioni interessanti tra cui il motivo per il quale i carpisti inglesi prediligono la pesca nel lago rispetto a quella in fiume. Mr. Baker afferma che è un fattore dovuto alla tradizione cioè se un angler cattura una bella carpa in un lago, un altro vuole riprenderla magari con qualche chilo in più per dimostrare che le sua tecnica di pesca è migliore. In un fiume, invece, è molto raro catturare lo stesso pesce e poi le difficoltà per rimanere in pesca aumentano molto per via della corrente e della pasturazione.


Finiamo il giro, è quasi ora di pranzo e John mi ricorda che dobbiamo tornare verso il Work shop Big Carp (sede e magazzino) con la promessa di mangiare tutti insieme a cena nel pub lì vicino (The Lands End). Dopo qualche minuto in automobile, si arriva a destinazione ed i ragazzi del magazzino ci aspettano per mangiare e parlare. Il tempo, tra cibo e birra, passa veloce e così bisogna tornare al lavoro. Nel mio piccolo cerco di aiutare tra le risate di John che mi vede testare di tutto (pop up, aromi, mix, ami, canne, ecc...). Dopo un po’ mi dice che mi vuole mostrare due novità: una nuova canna ed il nuovo fantastico aroma che sarà disponibile per l’inizio del 2010. La nuova canna mi sorprende per la leggerezza e per gli anelli in Sic molto grandi e mi racconta che, Terry H., in una gara non ufficiale con mulinello a bobina fissa e piombo da 115 grammi, ha raggiunto l’incredibile distanza di 263 metri. Subito dopo passa all’aroma, contenuto in una bottiglina, che maneggia con cura. Nei suoi occhi c'è una luce particolare tipica di quando ha una cosa fantastica, una novità o se ha un'idea meravigliosa. Io apro la bottiglina, noto la consistenza dell’aroma e ne avverto l’odore che è qualcosa di davvero particolare che mi colpisce. Poi lo assaggio anche e, la sensazione, è davvero incredibile. Però, sinceramente, non so descrivere la quantità di sensazioni che tale aroma ha suscitato in me, ma è stato qualcosa di davvero fantastico. Arriva l'ora di salutare tutti e di andare, al pub ci aspetta John Baker, fuori la temperatura raggiunge i -7 gradi ma in macchina i riscaldamenti al massimo rendono il viaggio piacevole. In poco tempo giungiamo al pub e ci accingiamo ad entrare ma John mi ferma e dice con voce impostata: “in questo pub ci sono i pesci più grandi d’inghilterra”. Dentro di me mi domando che cosa volesse dire... Entriamo e, davanti a me, vedo una teca nella quale è imbalsamata una enorme carpa a specchi di circa 24 kg.


Mi fanno notare la dicitura recante l’anno, il mese ed il giorno in cui la carpa era stata trovata morta in un lago vicino. Guardando ancora in giro vedo altri pesci, in diverse teche, tutti di grande taglia: lucci, temoli, scardole, cavedani, persici reali, ecc. Dopo poco ecco arrivare J. Baker così ci sediamo prendiamo una birra e ordiniamo il classico Fish&Chips (pesce e patate). Con noi si siede anche il proprietario del pub, accanito pescatore, che mi racconta che il pub, nel 1700, era una stazione di scambio dei cavalli e che deve il suo nome al fatto che, essendo l’ultima stazione, veniva considerata la fine del mondo .Il proprietario mi chiede quale tipo di pesca praticassi, il carp fishing rispondo senza esitazioni, allora si alza e mi invita a vedere, tramite fotografie, la vera storia di come è cominciata la pesca della carpa in Inghilterra. Sul muro vedo infatti due foto con delle spiegazioni molto interessanti. (Vedi foto n°1.)


Poi mi risiedo ed i discorsi ed i racconti di pesca si susseguono ad un ritmo incessante tra stupore, forti risate e prese in giro. John L. mi parla di un terminale che ha visto usare con grande successo in Francia per catturare grandi carpe, lungo dai 10/12 cm in floro carbon amo del 4 montatura mini d rig con anellino ovale e un hair –rig di 4cm e innescata una boilies di 30 mm, rimango perplesso ma mi dice che questa montatura è infallibile e che, a casa, mi mostrerà la foto.

Ancora discorsi di J. Baker su dip, aromi,ecc....la sua esperienza è mostruosa! Sarei stato giorni interi ad ascoltarlo senza mai stancarmi, ma è tardi e il mattino seguente devo ripartire per la mia bell’Italia. Torniamo a casa, un saluto veloce a tutti e subito a letto. Non faccio in tempo a chiudere gli occhi che....suona la sveglia! Mi alzo, raccolgo le mie cose, doccia, un succo di arancia, saluto Liz e Emily e parto con John alla volta dell’aeroporto. La strada è lunga e con il mio amico parliamo della mia rivincita ovvero della possibilità di tornare in primavera per misurarmi con i laghi inglesi e le loro splendide carpe, logicamente non mi faccio pregare ed accetto immediatamente. Giunti a destinazione ci salutiamo e di corsa mi dirigo verso il check-in, poco dopo sono sull’aereo, ci sono pochi passeggeri mi siedo all’ultimo posto di coda vicino all’oblò. La giornata è grigia e fredda, si allacciano le cinture e si parte, poco dopo l’aereo supera la coltre di nubi e il cielo si colora di un blu intenso che mi dà il benvenuto, in quel momento mi viene in mente la canzone di Rino Gaetano (Ma il cielo è sempre più blu) ed i miei ricordi volano indietro di qualche anno all’amico Massimo, scomparso durante una sessione di pesca, e lo immagino li tra le nuvole seduto a pescare, con il suo immancabile e fantastico sorriso…

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